L’erosione della memoria e della libertà in Europa

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di Nicola Maria Polizzi

Si è detto che sarebbe più facile per l’Europa essere invasa da alieni piuttosto che dai russi. Ma, in realtà, le ideologie più alienanti e disumanizzanti hanno già invaso l’Europa, e in misura ancora maggiore l’Italia, attraverso i loro poteri centralizzatori, neonimperialisti neofeudali e le quinte colonne del vassallaggio più infame. In altre parole, sono le forze globaliste che, in questa fase avanzata del loro radicamento nella carne viva dei popoli europei, stanno mettendo a rischio uno dei loro prodotti di laboratorio più fedeli: la democrazia. Negli ultimi quarant’anni, l’Italia è stata progressivamente sottoposta a un processo di erosione della democrazia, attraverso l’introduzione di leggi che limitano le libertà fondamentali e la sovranità dei cittadini. Per realizzare questa revoca dei principi sia sociali che liberali e democratici, è stato necessario cancellare gradualmente anche la memoria storica del popolo italiano. Recentemente, tale processo è stato accelerato con leggi che, sotto il falso pretesto di garantire protezione e tolleranza, e stabilità economica hanno di fatto immobilizzato il paese togliendo al popolo ogni sovranità, la libertà di espressione, vietando qualsiasi discorso che sfidasse le narrative imposte dalle potenze globaliste. Così facendo, si è cercato di paralizzare le capacità produttive, culturali, difensive e di annientare la memoria collettiva della nostra nazione. Dal 2020, con la falsa narrazione pandemica, una serie di provvedimenti legislativi ha trasformato l’Italia in una terra di conquista, dove la libertà di pensiero e il dibattito pubblico sono stati posti sotto il regime restrittivo della “sorveglianza speciale”. Le opinioni scomode al sistema, oltre ad essere censurate sui social, vengono ad oggi criminalizzate, trasformando in reato ogni discorso che si discosti dalla “narrazione ufficiale”. Le istituzioni, invece di essere garanti della libertà, sono diventate, proprio loro, strumenti di regime che silenziano sistematicamente ogni voce patriottica e nazionalista fuori dal coro. Questo contribuisce a distorcere la chiave di lettura del passato e a sopprimere qualsiasi forma di espressione autenticamente nazionale, etichettando come “estrema” ogni opinione che non rientri nel pensiero unico dominante. Questo potere non solo sopprime la libertà di parola, ma persegue un’agenda ideologica mirata a manipolare sia la storia che le identità dei popoli. La memoria del popolo viene di massima cancellata dal suo stesso invecchiamento e relegamento nelle RSA, dove diventa impossibile trasmettere ai nipoti le esperienze vissute di epoche migliori. La denatalità e l’invasione immigratoria completano questa strategia. Senza più ricambi generazionali, l’olocausto della memoria nazionale è ormai compiuto, in quanto si sono cancellati definitivamente i riferimenti culturali e storici che legano l’Italia e l’Europa alla propria identità. I grandi ideali patriottici della storia italiana ed europea, così come le radici cristiane comuni, vengono sistematicamente occultate, soppresse e, in certi casi, demonizzate. Le vere vittime del liberalismo e del marxismo vengono eliminate dalla memoria collettiva. La memoria cioè di coloro che hanno sofferto per la fede e la patria viene volutamente soppressa. Questo attacco alla memoria nazionale fa parte di un piano più ampio, di un’agenda di denazionalizzazione che ha lo scopo di disorientare il popolo, privandolo della propria storia e dei suoi valori fondamentali. Gli artefici di questa “alzheimerizzazione” delle identità sanno bene che la forza e l’anima di un popolo risiedono nella sua memoria.

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